giovedì 5 settembre 2013

Singin' in the Rain

Oggi piove a dirotto, nonostante sia appena il 5 settembre e io sia al mare per gli ultimi giorni di vacanza...ahimè, temo che il sunbathing sia sospeso.
Anni fa, a Londra, ho visto un musical fantastico, un allestimento bellissimo di Singin' in the Rain al Sadler Wells Theatre nell'estate 2004.
Stavo seduta al livello intermedio e il palco, improvvisamente, veniva inondato da una pioggia scenografica ma reale!
Il protagonista ballava il tip tap sotto luci e acqua  battente e io mi sono sentita persa in quelle illusioni e meraviglie concrete.
Lontana e vicina al tempo stesso da quel mondo di cui ho sempre desiderato far parte e che mi accoglie ai suoi confini, senza mai lasciarmi entrare per davvero.
Ho anche acquistato il DVD del film omonimo del 1952, tramite il sito di un negozio di Londra "Dress Circle" ubicato proprio vicino a Piccadilly Circus e l'ho visto e rivisto tante di quelle volte che per un periodo, con la mia associazione Lyceum, ho sognato di poterlo realizzare.
Ma i sogni, si sa, a volte, restano inespressi, e io ne ho così tanti irrealizzati, che il cassetto é esploso, invadendo una stanza e poi l'altra della mia casa del Teatro che mai verrà.

giovedì 16 maggio 2013

Curiosità

Stamattina pensavo a quanto sia diversa la percezione dell'arte a seconda dei paesi in cui si vive e a quanto sia alta la presunzione e la supponenza di quelli che si definiscono appassionati di qualcosa o di qualcuno. Io sono curiosa e mi piace capire, vedere, scoprire i fatti legati alla storia del mondo e delle persone. Ma non mi piace giudicare, anche se ammetto che, se mi trovo a dover difendere le mie idee allora lo spirito di sopravvivenza mi spinge a confrontarmi e a dare un opinione a volte più che critica....
Comunque, in Italia c'é una sorta di avversione ammirazione per ciò che é la cultura americana, specie in fatto d'arte e spettacolo. Un'occhiata al New York Times, invece, magari quotidiana, farebbe bene un po' a tutti. Ci sono le finestre per ogni argomento, dalla politica all'arte. É un sito fantastico, bellissima la sezione sui viaggi. Mi fa sognare!
Una volta, quando facevo il tutor all'università , mi è stato chiesto di selezionare una trentina di articoli a piacere da inserire in un libro di esercizi in inglese. Non so che fine (anzi che inizio) abbia avuto quel libro, ora non ho più contatti con quel settore accademico però,devo dire, che quella ricerca mi ha aperto un mondo.
Ho spaziato dagli articoli sulla moda di sposarsi sulle navi da crociera al festival di Woodstock, fino ad arrivare agli articoli sulla mia terra, la Sardegna, articoli che mi hanno fatto vedere da un  sorprendente punto di vista, posti che ritenevo appartenessero solo alle mie tradizioni culturali ben codificate..
Ecco, il bello di conoscere é quello di cambiare punto di vista, e il mondo sarà nuovo ogni giorno.

lunedì 13 maggio 2013

Sei gradi di separazione

Magnifica giornata oggi 13 maggio 2013!
Un sole caldo e luminoso, un cielo finalmente limpido qui a Bologna.
Ore 8:49, posso passare la mattina a casa, o per lo meno qualche ora e ho deciso di raccontarvi di un'opera teatrale che mi affascina molto.
Si tratta di Six Degrees of Separation di John Guare.  La sua prima produzione é stata al Mitzi E. Newhouse Theater, Lincoln Center Theater a New York City, il 19 maggio 1990. Diretta da Jerry Zaks ha avuto un cast favoloso. La parte di Ouisa, infatti è stata interpretata (prima a teatro e poi sul grande schermo) da Stockard Channing (un mito assoluto per me!) mentre il ruolo di Flan é stato di John Cunningham.
La storia é tragica e ironica al tempo stesso. Ouisa e Flan Kittredge coppia benestante di New York , raccontano gli avvenimenti relativi al loro incontro con un ragazzo nero di nome Paul, che riesce a introdursi a casa loro, fingendosi amico dei loro figli.
Paul sostiene di essere il figlio segreto dell'attore Sidney Poitier e di essere stato aggredito e derubato della propria tesi di laurea, in prossimità dell'abitazione dei Kittredge.
La coppia ospita per una notte il ragazzo, il quale con le sue menzogne e la sua sensibilità disarmante,   conquista prima la fiducia di Ouisa e poi anche di Flan.
I Kitteridge sono mercanti d'arte, impegnati in quei giorni in una trattativa per la vendita di un quadro di Kandinsky.
L'opera trae il nome da una singolare teoria in merito alla quale discutono i protagonisti. Secondo questa teoria, ognuno di noi é separato da altre persone sconosciute (che possono essere anche molto famose e importanti) da altre sei persone. In pratica, tra me e il presidente degli Stati Uniti, ci sono solo sei persone che ci separano.
Intorno a questa struttura di base vengono affrontati temi molto profondi e socialmente impegnati: l'emarginazione, l'omosessualità, i conflitti familiari.
Il testo in lingua originale, edito da Dramatists Play Service Inc. è interessantissimo perché descrive nei minimi dettagli la rappresentazione, comprese scene e costumi, di modo che, se conquistati dalla trama , potrete anche voi metterlo in scena con tutte le istruzioni del caso.
Anche il film (del 1993) é delizioso, e ha degli interpreti d'eccezione: Stockard Channing come ho scritto sopra, Will Smith (Paul) e Donald Sutherland (Flan).
Io mi sono innamorata di quest'opera e mi ricorda due periodi  della mia vita, quello più recente, in cui ho fatto il tutor all'Università di Bologna, in quella facoltà più conosciuta con il suo vecchio nome DAMS, e quello più lontano, in cui gestivo una mia associazione d'arte e spettacolo dal nome LYCEUM. Ma queste sono altre storie...e uno di questi giorni ve le racconterò!



sabato 11 maggio 2013

Cats e...l'Altro Spettacolo!

Cats é un musical favoloso, divino, direi, che ha debuttato nel West End, al New London Theatre in data 11 maggio 1981, mentre a Broadway la prima risale all'ormai lontanissimo 7 ottobre 1983.
Un momento...quindi, oggi, 11 maggio 2013, sto scrivendo di Cats e sto celebrando un anniversario in maniera del tutto involontaria? É un segno del destino, questo....
Lo show, ha una trama che si basa sul libro di poesie Old Possum Book of Practical Cats di T.S. Eliot.
È il tipo di musical che o si odia o si ama, perché tratta dell'esistenza di un gruppo di gatti che aspirano alla vita eterna e raccontano in chiave molto poetica, la loro esistenza. A me, per esempio é piaciuta tantissimo la citazione di John Guare in Six Degrees of Separation (di cui vi devo assolutamente raccontare!) in cui i protagonisti citano lo show in maniera esilarante.
Wikipedia e la rete possono fornirvi tutto il materiale necessario per trama, immagini e video; io però dal mio baule dei ricordi, voglio tirare fuori due cose.

La prima s'intitola The Namimg of Cats (Il nome dei gatti)
The Namimg of Cats is a difficult matter,
It isn't just one of your holiday games;
You may think at first I'm as mad as a hatter
When I tell you, a cat must have THREE DIFFERENT 
NAMES.
First of hall, there's the mame that the family use daily,
Such as Peter, Augustus, Alonzo or James,
Such as Victor or Jonathan, George or Bill Bailey-
All of them sensible everyday names. 
There are fancier names if you think they sound







sweeter,
Some for the genlemen, some for the dames:
Such as Plato, Admetus, Electra, Demeter-
But all of they sensible everyday names.
But I tell you, a cat needs a name that's particular,
A name that's peculiar, And more dignified,
Else how can eh keep up his tail perpendicular,
Or spread out his whiskers, or cherish his pride?
Of names of this kind, I can give you a quorum,
Such as Munkustrap, Quaxo, or Coricopat,
Such as Bombalurina, or else Jellylorum-
Names that never belong to more that one cat.
But above and beyond there's stile one name left over,
And that is the name that you never will guess;
The name that no human research can discover-
But THE CAT HIMSELF KNOWS, and will never confess.
When you notice a cat in profound meditation,
The reason, I tell you, is always the same:
His mine is engaged in a rapt comptemplation
Of the tought, of the tought, of the tought of
his name:
His ineffable effable
Effanineffable
Deep and inscrutable singular Name.
Il libro dei gatti tuttofare, T.S. Eliot,
Traduzione Roberto Senesi, Tascabili Bompiani.



Che magia...no?
A questo punto, non posso fare a meno di ricordare la seconda cosa.
Io e Cinzia, sul palco, nascoste su una carcassa di camion, durante il secondo atto che, prese da un momento di

assoluta fame adolescenziale, ci mangiamo un cornetto Algida, preso velocemente al bar durante l'intervallo! Il gelato più divertente di quella bellissima estate!

Primi amori....

Mentre sto seduta qui sul mio divano, circondata da gadgets di Londra e New York, la mia mente vola lontano, e mi ritrovo a fantasticare di musical e teatro; prima ancora che mi venga in mente un nome o uno show in particolare, mi prende un'euforia tale che quasi mi commuovo e poi...saltano fuori dalla mia testa, come pop corn scoppiettanti, nomi, immagini, musiche, vestiti e teatri luminosi e magnifici.
Mi ricordo ancora la prima volta in cui ho partecipato ad un musical, avevo 14 anni ed ero proprio felicissima!
La  scuola di danza moderna che frequentavo venne contattata da una associazione cagliaritana che, se non ricordo male, si chiamava "L'altro Spettacolo" e il musical in questione era niente meno che...Cats!!!
A quel tempo, ne sapevo poco e niente di musical. Da un paio d'anni frequentavo la scuola di danza "Art Ballet" ed ero veramente gasatissima. Venivo da dieci lunghi, interminabili anni di danza classica, avevo iniziato a quattro  a indossare un body Porselli celestino e fino ai tredici ero stata vittima di quel colore scialbo.
Poi, un'estate, in occasione di uno dei nostri barbosissimi, super chic saggi...un miracolo....un gemellaggio con una nuova scuola di danza moderna, appena inaugurata da due ex allieve dell'Attica , la mia scuola, anzi caserma, di danza classica.
Una volta terminata l'esibizione, io e le mie amiche, non so come, riuscimmo a liberarci dal controllo dell'insegnante, l'adorabile gerarca nazista, Signorina Maria e ci piazziammo esattamente sotto il palco, belle accaldate e felici.
I primi dieci minuti furono di puro terrore e sconforto: Elide, una delle ragazze più brave della nostra scuola, cadde rovinosamente dalle punte, durante un assolo di Carmen.Tragedia e panico! Elide, uno dei nostri miti, una gnoccona da paura, che di spagnola aveva ben poco, e che somigliava più a una pin up californiana tutta riccioli biondi e occhioni blu, spiaccicata sul pavimento con quel suo







meraviglioso tutù rosso fuoco!
E noi lì, sotto il palco a bocca aperta...
A seguire, un imprecisato numero di pezzi di classico delle ragazze grandi, compresa Elide, con un nuovo assolo e un altro magnifico costume.
Stavamo quasi per soccombere di fronte all'ennesimo glissade-assamblé, quando finalmente venne annunciato il momento Art Ballet.
E fu lì che vidi la cosa più bella, non un musical (eravamo ancora al Giurassico della mia vita, in questo senso) ma una coreografia di Modern Jazz!! Una dozzina di ragazzine, alcune le avevo già viste da noi, belle, bellissime, in jeans e tshirt con il logo Art Ballet.
Ballavano sulla musica di un pezzo anni ottanta che andava fortissimo in quel periodo: Voices.
Non dimenticherò mai quel momento e la voglia di ballare e di buttare nel cassonetto le mezze punte e di mandare a quel paese Signorina Maria e la Signora Ines Palladino.


Da lì in poi fu guerra fredda a casa, anzi proprio fredda non direi, visto che dovetti scalciare un bel po' per ottenere di farmi cambiare scuola.
In uno dei nostri pranzi della domenica fui ben redarguita sulle conseguenze che avrei dovuto affrontare in seguito alla mia scelta insensata. Eh si, l'Attica era una grande Accademia.
L'Accademia del: "fai un bel regalo a Signorina Maria e la tua bimba avrà sempre un posto in prima fila".
Comunque, alla fine vinsi io e mi ritrovai, finalmente all'Art Ballet, con Mavi e Titti, le due insegnanti più belle e brave del mondo.
La scuola era piccola ma frequentatissima, e noi, cioè io insieme a tutte le mie amiche fuggite dall'Attica, ci sentivamo al settimo cielo.
Dopo qualche anno, forse prima, non ricordo esattamente, arrivò la famosa partecipazione al musical Cats.
Noi della scuola di danza facevamo tutte le coreografie, mentre i ragazzi della "Compagnia",  come li chiamavamo noi, in tono assolutamente reverenziale, avevano le parti principali.
A dirlo tutta, cantavano in playback e ballavano poco ma a me e alle altre sembravano i più fighi dell'universo




venerdì 10 maggio 2013

Giorno 1: 10 maggio 2013

Buonasera!
Ecco il mio primo post, che in realtà é un tentativo di attivazione del blog!
A prestissimo!
Vanessa